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"Riformisti è niente e subito,
Massimalisti è tutto e mai
"

Arturo Zeviani, ex partigiano

1978
(il mio primo racconto pubblicato)

FantoMas
(il mio secondo racconto pubblicato)

Trottolino amoroso
(il mio terzo racconto pubblicato)

Zoetrope
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Manituana, Wu Ming, Einaudi
Le manuel de recruitmente de al-Qaeda, Mathieu Guidere & Nicole Morgan, Seuil
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Terrorista, John Updike, Guanda
Il paradiso maoista, Philip K. Dick, Fanucci
Dentro, Kenneth J. Harvey, Einaudi
Un osso in gola, Anthony Bourdain, Marsilio
Ils sont votre epouvante, vous etes leur crainte , Thierry Jonquet, Seuil
Sotto la pelle, Michel Faber, Einaudi
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Quand vous serez en France - Instruction aux soldats britanniques - France 1994, Broché
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La città che dimenticò di respirare, Kenneth J. Harvey, Einaudi
Confine di Stato, Simone Sarasso, EffeQu
Guida alla coppa del mondo per tifosi dotati di cervello, AA.VV., Mondadori
Twilight, Stephenie Meyer, Lain
In un Tempo Freddo e Oscuro, Joe Lansdale, Einaudi
Cattivo Sangue, Sandra Scoppettone, E/O
I bambini di Pinsleepe, Jonathan Carroll, Fazi
American Gods, Neil Gaiman, Mondadori
Arrivederci Amore Ciao, Massimo Carlotto, E/O
Ma cavale, Cesare Battisti


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New Moon, Stephenie Mayer, Lain
Manituana, Wu Ming, Einaudi
Terrorista, John Updike, Guanda
Dentro, Kenneth J. Harvey, Einaudi
Il paradiso maoista, Philip K. Dick, Fanucci
Sotto la pelle, Michel Faber, Einaudi
Il sont votre epouvante, vous etes leur crainte , Thierry Jonquet, Seuil
I semi di Maralai
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Cell, Stephen King, Hodder
Atlantide, Pierre Vidal-Naquet, Einaudi
PornoNazi, Thor Kunkel, Fazi
Sabotaggio Olimpico, Manuel Vazquez Montalban, Feltrinelli
Jerry Cornelius: Programma Finale, Michael Moorcock, Fanucci
La terra della mia anima, Massimo Carlotto, E/O
Confine di Stato, Simone Sarasso, EffeQu
Twilight, Stephenie Meyer, Lain
In un Tempo Freddo e Oscuro, Joe Lansdale, Einaudi
Cattivo Sangue, Sandra Scoppettone, E/O
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Viaggio alla Mecca, Ismail Ferroukhi

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22 febbraio 2005
LINGUACCIA ITALIANA

Che l’italiano esca dalle lingue principali d’uso della Commissione europea non è né un dramma né una novità assoluta. In fondo, come diceva Stebaldo, è quasi una lingua morta, la nostra, dato che si parla in Italia – più o meno – in Svizzera (nel Canton Ticino) e all’estero, grazie agli emigranti (che per la verità coltivano più i dialetti che l’italiano).
Pensate invece allo spagnolo o al portoghese che, lingue tra le più parlate al mondo, nella Ue valgono quanto l’ugrofinnico.
Trascurando anche che quello delle lingue, per la Ue oggi a 25, è un problema anche economico: avete una vanga idea di quanto possa costare tenere insieme tutto questo ambaradam di traduzioni, revisioni, interpreti, stampe, etc?
E dunque, eccoci qui, a reclamare che si parli italiano in Europa, dopo che nell’ultimo decennio abbiamo varato programmi scolastici, toponomastiche, corsi etc. di dialetti e idiomi regionali assurti a lingue per soddisfare non solo gli amministratori leghisti, ma anche quelli scopertisi federalisti estremi non si sa se per paraculaggine o per scelta culturale (mania trasversale, se è vero che un mio amico consigliere regionale verde è riuscito, mi pare,a far varare una legge per promuovere lo studio del romanesco a Roma, dove il problema principale semmai è affermare l’italiano).
Certo, ci sono paesi in cui, come l’Irlanda, si è cercato di reintrodurre una vecchia lingua nazionale, con risultati altalenanti peraltro: ma reintrodurre l’italiano nella Ue dopo che si sono cantate le lodi dei dialetti nella stessa Italia pare piuttosto duro.
Questa storia la dice lunga anche sulla considerazione politica di cui gode il nostro paese. In tutto il mondo l’Italia avrà anche ‘sta gran fama, ma nella Ue non sembra. E temo che il problema non riguardi solo l’Italia di Silvio B., ma anche quella degli altri governi. Ce lo meritiamo? Forse sì. Campiamo ancora sugli allori di un made in italy e di un primato culturale che sono sbiaditi ricordi. Se è vero che la parola italiana più conosciuta in Giappone è "tiramisù", vuol dire che al massimo possiamo aspirare a un primato da pasticceria.
Ancora, speriamo che questa vicenda convinca i più della necessità di far studiare di più e davvero le lingue nelle scuole. Non una, almeno due, e il prima possibile. Non solo per cercare lavoro, etc. etc. ma anche e soprattutto per comunicare con gli altri milioni e miliardi di persone che popolano il mondo.
Dopodiché, e finisco, c’è un discorso che riguarda le lingue e come esse si evolvono, mutano, spariscono. Ed è chiaro che è difficile che l’italiano continui a esistere come lingua internazionale – status largamente immeritato oggi – semplicemente per un atto di volontà.




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17 febbraio 2005
COME MAI?
Strano. Porgo. l'orecchio ma non odo nulla. Non sento i lamenti, non vedo i capi cosparsi di cenere di esponenti del centrodestra, oggi. Non sento discorsi su una coalizione che non è capace manco di votare una legge voluta dall'Europa, su una coalizione messa a repentaglio e ricattata da un partito estremista, la Lega. Berlusconi ostaggio di Bossi. Berluscossi, direbbe Del Pennino.
Non è che questa maggioranza così unita lo è soprattutto quando si deve votare i cazzi suoi, no?
Non è che la legge sul mandato d'arresto europeo dovrà passare alla fine con modifiche chieste dal centrosinistra e con i voti necessari dello stesso centrosinistra?
Curiosa, la realtà.



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17 febbraio 2005
BUSH COMINCIA A PAGARE LE CAMBIALI

Il congresso Usa ha approvato da poco la modifica che limita il ricorso alla class action. Misura voluta dalla "business community" e promessa da Bush.


(Il sistema della Class Action statunitense prevede che uno o più soggetti rappresentanti (adeguacy of representation) di una "classe" di individui lesi in uno stesso diritto, possano promuovere eccezionalmente azione civile in rappresentanza di tutti i membri della medesima classe i quali si trovino in una analoga situazione (commonality), nei casi in cui la classe di soggetti legittimati ad agire è così numerosa da rendere impossibile un unico procedimento con pluralità di parti (numerosity), ed i rappresentanti avanzino pretese considerate tipiche e rappresentative della classe in favore della quale agiscono (tipicality))




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17 febbraio 2005
CON QUESTA STORIA DELLE DITTATURE AVETE ROTTO I COJONI
Ieri uno scambio col giovine (immagino) Regimechange, oggi e tutti i giorni un profluvio di post indignato-neocon (a partire dal più stagionato Liberopensiero: ma libero da che?) su quanto siano bravi gli Usa etc. a combattere i regimi autoritari e le dittature e quanto siano cattivi gli altri (la sinistra italiana, i francesi, i tedeschi etc). Ve lo dico chiaro e forte e politicamente corretto: avete rotto i coglioni.
Ci sono due categorie di pensatori che hanno diritto a pontificare e a sparare a palle incatenate a 360° gradi e 365 giorni all'anno su questo argomento: i nonviolenti integrali e i sostenitori tout court della democrazia sempre e comunque, sulla punta della baionetta. Cioè gli idealisti.
Gli altri, per favore si astengano. Si astengano quelli che pensano che sia odioso avere contatti coi comunisti cinesi, ma non coi loro soldi; quelli che vogliono interventi militari in Iran e in Siria però in Corea del Nord no, e manco in Myanmar( Birmania); quelli che ce l'avevano con la Serbia di Milosevic e con chi faceva affari su Telekom Serbia e sgranano sorrisi verso il regime dittatoriale tunisino; e via di questo passo.
Come diceva un presidente degli Stati Uniti del XX secolo parlando di un dittatore di un paese latinoamericano: lo so che è un figlio di puttana, ma è un NOSTRO figlio di puttana. Meditate.



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16 febbraio 2005
QUEL CHE E' GIUSTO E' GIUSTO - PRODI E BARROSO
 Il centrodestra italiano, e parte di quello europeo, ha passato mesi a infierire sull'allora presidente della Commissione europea Romano Prodi, accusato di stravolgere il suo ruolo istituzionale per i suoi interventi nella politica italiana. Oggi, cambiata la composizione dell'esecutivo di Bruxelles, sotto accusa c'è José Manuel Barroso, ex premier portoghese, che ha girato uno spot elettorale per il suo partito (quello socialdemocratico, che però in Portogallo sta a destra), a pochi giorni dal voto per le politiche. Ad accusarlo, la sinistra.
Ecco. Questo è un esempio delle energie sprecate e della malafede che invece abbonda in modo trasversale.



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16 febbraio 2005
SGRENA- SOSTIENE DI PIETRO
"Per realismo e buonsenso la drammatica vicenda umana e l’ accorato appello della giornalista
rapita, Giuliana Sgrena, ci inducono a chiedere una pausa di riflessione e una moratoria sulla
decisione di rifinanziare la missione italiana in iraq che il parlamento si accinge a votare.
Spostare di qualche giorno la decisione sul rifinanziamento non cambia la sostanza delle
cose, ma evita di alzare ulteriormente la tensione e di aumentare il rischio per la vita della
nostra concittadina".



permalink | inviato da il 16/2/2005 alle 13:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
16 febbraio 2005
MA APRITE GLI OCCHI

Aprite gli occhi, come dice Natasha Stefanenko reclamizzando una marca di yogurt. Il fatto che Il premier Silvio B. sia andato ieri a imbruttire l'opposizione in Senato sulla questione del rifinanziamento della missione in Iraq e gli strascichi polemici e insultanti della tribuna politica in cui compariva il suddetto hanno oscurato in parte, in buona parte, una notizia non trascurabile: il declino del Pil italiano.
 Senza crescita, il centrodestra ha un bel parlare di riduzione delle tasse etc etc (e senza crescita anche noi altri ci dovremmo preoccupare, dice).
 Che ci si divida sull'ennesimo voto in Iraq è francamente marginale, rispetto alla questione.
 E comunque, sull'Iraq, io la penso così (e sti cazzi, dirà qualcuno):


Che le elezioni in Iraq siano state una positiva sorpresa è per chi scrive chiaro come il sole. Che questo giustifichi la presenza ora delle truppe italiane ed alleate è un tutto un altro discorso. Intendiamoci, si potrebbe anche fare, ci si potrebbe perfino astenere. Si potrebbe perfino votare sì. Non a scatola chiusa, però. Bisognerebbe almeno attendere che si formi un governo iracheno non indicato dagli Usa, come è stato per quello di transizione. E sapere cosa questo governo pensi del permanere delle truppe alleate.
E se questo governo chiedesse un sostegno militare, per un tempo determinato, con regole precise, si potrebbe anche votare sì, secondo me.
(Il resto,
qui)




permalink | inviato da il 16/2/2005 alle 10:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
15 febbraio 2005
BOTTE E RISPOSTA

primo comunicato


“Signor Presidente, desidero segnalarle la particolare gravità di alcune affermazioni formulate dall’Onorevole Berlusconi nel corso della Tribuna Politica di ieri lunedì 14 febbraio.


In quella sede l’Onorevole Berlusconi mi ha accusato di averlo ‘insultato, calunniato, demonizzato’ e mi ha attribuito la paternità di espressioni da me mai pronunciate in alcun luogo e in alcun momento.


Che il Presidente del Consiglio si abbandoni ad una aggressione tanto grave, quanto infondata, testimonia soltanto la disperazione di chi avverte l’inesorabile declino del consenso degli italiani.


Resta il fatto, tuttavia, che il Presidente del Consiglio ha utilizzato una Tribuna televisiva di largo ascolto per aggredire e screditare un esponente del Parlamento e dell’opposizione.


Le segnalo, peraltro, che – essendo la trasmissione televisiva in questione registrata in anticipo – la Direzione della Rai e la conduttrice della trasmissione hanno avallato il comportamento del Presidente del Consiglio e la sua inqualificabile aggressione.


Credo che tutto ciò richieda una valutazione da parte Sua e della Commissione di Vigilanza da Lei presieduta.”
Lo scrive il Segretario nazionale dei Ds  in una lettera inviata oggi al Presidente della Commissione Vigilanza Rai, Claudio Petruccioli.


 


secondo comunicato


"Fassino cambia le carte in tavola. Se c’è qualcuno che in questi anni ha dovuto subire una continua e quotidiana aggressione verbale da parte dell’opposizione è proprio il Presidente Berlusconi". Lo afferma l’on. Elio Vito, Presidente dei deputati di Forza Italia. "Che ora il segretario dei DS si senta lui "aggredito" dalla parole del Premier è proprio il colmo. Ieri – continua Vito - il Presidente Berlusconi ha solo registrato un inequivocabile dato di fatto. Lo testimoniano le quotidiane filippiche degli esponenti dell’opposizioni su tutte le reti televisive e le decine di interviste che hanno come solo ed unico obiettivo l’attacco a Berlusconi".




permalink | inviato da il 15/2/2005 alle 19:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
15 febbraio 2005
IRAQ: Il SI', IL NO, L'ASTENSIONE E QUEL CHE C'ERA PRIMA (E DOPO)

Che le elezioni in Iraq siano state una positiva sorpresa è per chi scrive chiaro come il sole. Che questo giustifichi la presenza ora delle truppe italiane ed alleate è un tutto un altro discorso. Intendiamoci, si potrebbe anche fare, ci si potrebbe perfino astenere. Si potrebbe perfino votare sì. Non a scatola chiusa, però. Bisognerebbe almeno attendere che si formi un governo iracheno non indicato dagli Usa, come è stato per quello di transizione. E sapere cosa questo governo pensi del permanere delle truppe alleate.
E se questo governo chiedesse un sostegno militare, per un tempo determinato, con regole precise, si potrebbe anche votare sì, secondo me.

Tutto questo, in ogni caso, non può essere interpretato come una giustificazioni a posteriori di una guerra che era sbagliata. Certo, che qualcosa di sbagliato produca un risultato giusto è possibile. Ma siamo ancora troppo vicini a quell'evento, la guerra per valutarlo. Ci sono troppe incognite (e a coloro che si entusiasmano facilmente ricorderei che la richiesta di accelerare la transizione verso le elezioni è venuta immediatamente da chi alla guerra si è opposto; e anche che gli Usa hanno pensato a un certo momento di doversi sganciare più in fretta di quanto preventivato).
Resta il fatto che il voto in Parlamento per il rifinanziamento della missione "Antica Babilonia" è ora, non dopo. E in queste circostanze, appunto, siamo a scatola chiusa, per non dire vuota. Dunque, è giusto votare no.


E comunque, chiedere che l'Onu gestisca il passaggio attuale in Iraq, come hanno fatto non solo Prodi e i leader del centrosinistra, ma anche esponenti di altri paesi, è sacrosanto. Poi bisogna fare i conti con  la realtà e con l'Onu stesso. E dunque è Kofi Annan a dire (lo ha detto il 13 febbraio) che le Nazioni Unite, rebus sic stantibus,  non sarebbero in grado di inviare "caschi blu". Ma non lo ha escluso. E non è neanche escluso ricontrattare con gli Usa la gestione della missione. In fondo i paesi europei partecipano allo sforzo di ricostruzione anche militare dell'Iraq, dato che si sono impegnati ad addestrare gli ufficiali dell'esercito e della polizia (e i magistrati, e i funzionari).


Votare no, ora, al rifinanziamento della missione non è una resa al preteso estremismo di Rifondazione comunista, come ci ammoniscono dal video tutti i giorni (e tutte le volte che il provvedimento scade, con le stesse parole) gli esponenti del centrodestra.
Se così fosse stato, il centrosinistra non avrebbe sostenuto la necessità (giusta per me) di intervenire militarmente in Kosovo (l'Iraq non era la Serbia: il discorso forse sarebbe valso nel 1991, non nel 2003). Dato che Rifondazione - e non solo - era contraria.
E' chiaro, è evidente, è lampante che il centrosinistra abbia un problema sulla politica estera, e che quel problema vada risolto.
Ma. Ma c'è un ma. Il centrodestra ha evidenti contraddizioni su una quantità industriale di cose, però è in grado di appianarle, anzi di ridurle sotto zero, per un solo motivo, che non ha nulla a che vedere coi ragionamenti. Ed è la necessità quasi fisica della permanenza al potere. Perché c'è uno, che è anche l'uomo più ricco d'Italia, e quello con più mezzi di comunicazione, che a un certo punto punta i piedi e dice: o è così, o vi caccio tutti a calci in culo.




permalink | inviato da il 15/2/2005 alle 15:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
14 febbraio 2005
IL GATTO, IL SORCIO E L'UNIONE
Rispetto al nome (l'Unione) e al simbolo (serie di semicerchi colorati) mi rifaccio al noto detto del presidente Mao: non importa di che colore sia il gatto, basta che prenda i sorci.



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