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Mi assumo sempre la responsabilità di quel che scrivo qui,
salvo correggere eventuali errori,
ma certo non di quello che scrivete voi nei commenti



"Riformisti è niente e subito,
Massimalisti è tutto e mai
"

Arturo Zeviani, ex partigiano

1978
(il mio primo racconto pubblicato)

FantoMas
(il mio secondo racconto pubblicato)

Trottolino amoroso
(il mio terzo racconto pubblicato)

Zoetrope
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11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19,
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40, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49,

Victorama
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STO LEGGENDO
Manituana, Wu Ming, Einaudi
Le manuel de recruitmente de al-Qaeda, Mathieu Guidere & Nicole Morgan, Seuil
Kafka, David Zane Mairowitz & Robert Crumb, Actes Sud


ULTIMI LIBRI LETTI
Terrorista, John Updike, Guanda
Il paradiso maoista, Philip K. Dick, Fanucci
Dentro, Kenneth J. Harvey, Einaudi
Un osso in gola, Anthony Bourdain, Marsilio
Ils sont votre epouvante, vous etes leur crainte , Thierry Jonquet, Seuil
Sotto la pelle, Michel Faber, Einaudi
I semi di Maralai, Claudio Asciuti, Fanucci
Istanbul, Ohran Pamuk, Einaudi
C'era una volta un re... ma morì, AA. VV., Einaudi
Le ali della sfinge, Andrea Camilleri, Sellerio
Le rose si vendicano due volte, Leonard Morava, EffeQu
Cell, Stephen King, Hodder
PornoNazi, Thor Kunkel, Fazi
Sfregio, Francesco De Filippo, Mondadori
Ti credevo più romantico, Antonio Iovane, Barbera
Bungee Jumping, Giglio Gero
La terra della mia anima, Massimo Carlotto, E/O
Sabotaggio Olimpico, Manuel Vazquez Montalban, Feltrinelli
Jerry Cornelius: Programma Finale, Michael Moorcock, Fanucci
Au fond de l'oeil du chat, Serge Quadruppani, Métailié
L'odio in rete, Antonio Roversi, Il Mulino
Quand vous serez en France - Instruction aux soldats britanniques - France 1994, Broché
China Candid, Sang Ye, Einaudi
La città che dimenticò di respirare, Kenneth J. Harvey, Einaudi
Confine di Stato, Simone Sarasso, EffeQu
Guida alla coppa del mondo per tifosi dotati di cervello, AA.VV., Mondadori
Twilight, Stephenie Meyer, Lain
In un Tempo Freddo e Oscuro, Joe Lansdale, Einaudi
Cattivo Sangue, Sandra Scoppettone, E/O
I bambini di Pinsleepe, Jonathan Carroll, Fazi
American Gods, Neil Gaiman, Mondadori
Arrivederci Amore Ciao, Massimo Carlotto, E/O
Ma cavale, Cesare Battisti


ULTIMI LIBRI ACQUISTATI
New Moon, Stephenie Mayer, Lain
Manituana, Wu Ming, Einaudi
Terrorista, John Updike, Guanda
Dentro, Kenneth J. Harvey, Einaudi
Il paradiso maoista, Philip K. Dick, Fanucci
Sotto la pelle, Michel Faber, Einaudi
Il sont votre epouvante, vous etes leur crainte , Thierry Jonquet, Seuil
I semi di Maralai
, Claudio Asciuti, Fanucci
Cell, Stephen King, Hodder
Atlantide, Pierre Vidal-Naquet, Einaudi
PornoNazi, Thor Kunkel, Fazi
Sabotaggio Olimpico, Manuel Vazquez Montalban, Feltrinelli
Jerry Cornelius: Programma Finale, Michael Moorcock, Fanucci
La terra della mia anima, Massimo Carlotto, E/O
Confine di Stato, Simone Sarasso, EffeQu
Twilight, Stephenie Meyer, Lain
In un Tempo Freddo e Oscuro, Joe Lansdale, Einaudi
Cattivo Sangue, Sandra Scoppettone, E/O
I bambini di Pinsleepe, Jonathan Carroll, Fazi
On Beauty, Zadie Smith, Penguin
Marx ou l'esprit du monde, di Jacques Attali, Fayard
American Gods, Neil Gaiman, Mondadori
Scrivere un articolo, Stefano Baldolini, Dino Audino editore
Arrivederci Amore Ciao, Massimo Carlotto, E/O


ULTIMI CD ACQUISTATI
Get Used To It, The Brand New Heavies
Joni Mitchell Tribute, AA. VV. 
Nova Soul 3, AA. VV.
Unavantaluna, Unavantaluna
Soul Search, Freddy Cruger aka Red Astaire
St. Elsewhere, Gnarls Barkley
Ishumar, Toumast
NovaTunes 1.5, AA. VV.
Overtones, Just Jack
Cansei de Ser Sexy, CSS
Birdy Nam Nam, Birdy Nam Nam
The Good The Bad and The Queen, TGTBTQ
Area International POPular group, Area
As heard on Radio Soulwax pt.2, 2ManyDjs
The Hardest Way To Make An Easy Living, The Streets
Favela Chic - PostoNove 4, AA. VV.
Rhythms del Mundo, AA. VV.
Reale, Casino Royale
High Times, Singles 1992-2006, Jamiroquai
Gypsy Punk, Gogol Bordello
The Definitive Story of CBGB, AA. VV.
Colours Are Brighter, AA. VV.
Rock The Jazzbar, AA. VV.
Youth, Matisyahu
In My Mind, Pharrell
Seven Days in Sunny June (minialbum), Jamiroquai
Action Speaks Louder Than Words, AA.VV.
The Garden, Zero7
This Is Soul 2006, AA.VV.
Elevate Our Minds / Soul Culture 03, AA.VV.
2BB4UR, George Clinton & The PFunk Allstars
La vida te da, Amparanoia
New York Noise 1977/1984, AA. VV.
Collected, Massive Attack
Duper Sessions, Sondre Loche & The Faces Down Quartet
Morph The Cat, Donald Fagen
3121, Prince
Clap You Hands Say Yeah, Clap You Hands Say Yeah
Late Registration, Kanye West
Whatever People Say I'm, That's What I'm Not, Arctic Monkeys


ULTIMI FILM VISTI
Guida per conoscere i tuoi santi, Dito Montiel
Le vite degli altri, Florian Henckel Von Donnersmarck
300, Zack Snyder
Il grande capo, Lars Von Trier
A Est di Bucarest, Corneliu Porumboiu
Fascisti su Marte, Corrado Guzzanti
Nuovomondo, Emanuele Crialese
C.R.A.Z.Y., Jean-Marc Vallée
L'Orchestra di piazza Vittorio, Agostino Ferrente
A History of Violence, David Cronenberg
Romance & Cigarettes, John Turturro
The Wind That Shake the Barley, Ken Loach
Volver, Pedro Almodovar
Inside Man, Spike Lee
Viaggio alla Mecca, Ismail Ferroukhi

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6 gennaio 2005
IL MIGLIOR 2004 [1]

Personale top list dei migliori libri che letto, dei migliori dischi che ho ascoltato e dei migliori film che ho visto nel 2004.



LIBRI
1. Brick Lane, di Monica Ali, Black Swan
2. Malavita, di Tonino Benacquista, Gallimard
3. Pattern Recognition, di William Gibson, Pinguin
4. Le corps noir, di Dominque Manotti, Seuil
5. Millennio, di Manuel Vazquez Montalban, Feltrinelli
6. Millennium People, di JG Ballard, Feltrinelli
7. The Da Vinci Code, di Dan Brown, Corgi Books
8. Mele Bianche, di Jonathan Carroll, Fazi Editore
9.
Noi saremo tutto, di Valerio Evangelisti, Mondadori








permalink | inviato da il 6/1/2005 alle 20:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
24 dicembre 2003
IL COLLEZIONISTA DI SCONTRINI

Ecco un piccolo racconto di Natale, dunque necessariamente triste. Auguri.

  Mancavano soltanto poche ore a Natale. Ciccio si aggirava infreddolito per casa, con addosso un cardigan consunto, fregandosi le mani nel tentativo di scaldarle. L’impianto di riscaldamento era fuori uso da un po’ di tempo. Non se n’era preoccupato finché non aveva scoperto che quell’inverno, a differenza degli ultimi che aveva affrontato in giacca e maglietta, sarebbe stato gelido.
Ma ora, mancavano le finanze, e comunque prima della Gran Festa i rari tecnici disponibili avrebbero praticato prezzi da rapina.
  La vecchia tv analogica captava solo trasmissioni pubblicitarie di canali locali, dal segnale disturbato. Consumati imbonitori proponevano protesi a poco prezzo, elettrodomestici semoventi usati, pentole dimagranti e materassi che recitavano ninne-nanne.
  Annoiato, più che sconsolato, Ciccio spense il tubo catodico e gettò uno sguardo al vecchio pc, col monitor spento. Anche lui era rimasto vittima di Internet gratis, dei tempi in cui chiunque poteva avere anche dieci indirizzi email pagando solo le spese di connessione, ma beccandosi in cambio virus informatici che sputtanavano la corrispondenza privata, spedendo in giro confessioni penose, dichiarazioni appassionate, ammissioni imbarazzanti, descrizioni di sogni bagnati fatti passare per audaci conquiste e salaci commenti su vicine di scrivania, di casa, di letto.
  E ora, che l’epoca del gratis era finita, zero, kaputt, hasta la vista baby, il calcolatore gli serviva solo a giocare a Pac-Man.
  Girando di stanza in stanza, dopo aver raccolto una coperta polverosa, Ciccio decise di passare in rassegna i cassetti vuoti del comò, per trovare qualche passatempo.
  Fuori, mentre il buio calava, si poteva percepire il brusio della folla che affollava la piazza. Ciccio vide mentalmente la sfilata di famigliole indiane e cinesi in vacanza nell’ex capitale della Cristianità – il Papa Erode II aveva trasferito la sede estiva a Nizza e quella invernale ad Avignone già da qualche anno - che si scambiavano gli auguri sotto i portici, depositando un obolo-portafortuna nelle scatole di scarpe brandite da affamati ex-informatici.
  L’uomo, mezzo calvo e coi capelli bianchi, il ventre prominente del goloso, cominciò ad aprire i tiroir cigolanti. Nel fascio di fogli ingialliti fece capolino un pacchetto di foto scattate diversi anni fa, ma Ciccio le scansò con un gesto brusco. Non aveva voglia di guardarle, l’ultima volta era stato per Pasqua ed era ancora infastidito, ripensando a quegli scatti mossi e poco interessanti che aveva collezionato, nonostante la macchina digitale di cui all’epoca andava tanto fiero. Chissà che fine aveva fatto, l’apparecchietto, pensò.
  Finalmente, dalla confusione dei cassetti, emerse quel che cercava. La sua collezione di scontrini, che non aveva rimesso a posto da un bel po’.
  Lì dentro era stipata gran parte della sua vita di consumatore adulto, prima che arrivassero i pagamenti tattili con codice a barre. Era troppo povero per potersi permettere un credit-tattoo, e le sue carte erano scadute. Dunque ormai pagava solo in contanti oppure barattava, come del resto facevano molti suoi conoscenti.
  “L’economia gira con te”. Sorrise per un momento, mentre gli tornava alla memoria quel vecchio motivo musicale. Ma chi la cantava, la canzone?
  In quella busta era conservato quasi di tutto. Scontrini del supermercato, biglietti del cinema, ricevute del parcheggio, attestati di pagamento con carta di credito e bancomat.
  Ciccio rovesciò il contenuto del bustone sul tavolo, spostando con un gomito la pila di buste di pane secco che aveva raccolto.
  Avrebbe dovuto mettersi a lavorare, dato che era in ritardo con la consegna delle bustine di pangrattato promesse al signor Vajpayee. Ma non aveva voglia di faticare proprio nel giorno della Vigilia. E poi, il giorno prima aveva distrattamente passato una mano sulla grattugia. La ferita gli faceva ancora un po’ male.
  Felice come un bimbo, Ciccio afferrò manciate di scontrini, cercando di ricordare dove e quando li aveva ottenuti.
  C’era il pagamento in carta di credito del suo ristorante preferito di tanti anni prima a Parigi, Chez Marianne, un posto ebraico che faceva salse deliziose. Peccato che il posto fosse poi stato fatto saltare in aria da un estremista islamico travestitosi da pasticciere kurdo.
  Ancora, una ricevuta di una tenda da bagno da Ikea (gli venne l’acquolina in bocca pensando ai biscotti di zenzero svedesi). Il biglietto d’ingresso di un’esposizione Apple. La ricevuta per l’acquisto dell’impianto stereo, quella del viaggio alle Galapagos. Il biglietto del film sulla vita della pecora Dolly. Che commozione, a ripensarci.
  Poi, l’acquisto del primo collier per la prima moglie, lui che aveva sempre detto sdegnato che non si sarebbe mai sposato. E la ricevuta del secondo anello. E la ricevuta del primo anello della seconda moglie. O meglio la ricevuta del secondo anello per l’amante dell’epoca, che la prima moglie aveva trovato rovistando tra le sue cose.
 Dunque, la prima moglie aveva chiesto il divorzio – non senza fargli pagare caramente la dipartita -  e l’amante ne aveva preso il posto.
  Lui aveva continuato a collezionare scontrini, anche se per spese più modeste.
  Eccola qui, la serie completa di ricevute dei regalo di compleanno per  Negus, il primogenito, da 1 a 18 anni, prima che il ragazzo se ne andasse dopo aver vinto 100 milioni di euro a “Ok il prezzo è giusto”.
  Ancora li ricordava, i regali. Per esempio, una conchiglia ogm che riproduceva il suono di una tempesta con onde forza 10 nel Pacifico meridionale. Oppure la pista da corsa di bighe romane del remake di “Ben Hur” o il primo libro della fortunata serie di “Harry Popper, il piccolo filosofo”.
  E ancora scontrini, altri ricordi. La collezione completa dei pieni di benzina alla Esso, con cui alla fine vinse una mini-centrale eolica, i cui pezzi non più funzionanti erano ancora disseminati in cantina.
  E come non ricordare, grazie a quella ricevuta delle Autostrade, quel bel viaggio in Sicilia in auto, con i bimbi che vomitavano ogni ora a turno, la moglie (la seconda) che aveva esaurito la scorta di vestitini già ad Eboli, e la Salerno-Reggio Calabria bloccata fino al Ponte sullo Stretto?
  E poi, lo scontrino della torta gigante acquistata per la comunione di Amazzonia, la secondogenita? E quel che gli erano costati i fiori, per il funerale di zia Abelarda.
  Ah, la vita, gioie e dolori.
  Tra la confusione dei pezzettini di carta, simili a onde sul piccolo mare del tavolo di legno increspato di rughe d’umidità, venne a galla lo scontrino del centro di estetica dove la seconda moglie s’era incontrata - a spese di Ciccio! - con l’amante, la tenebrosa Cabiria che poi aveva diviso le attenzioni di entrambi. Seguito dal conto astronomico per il cocktail in onore della figliastra di Cabiria, Nunzietta, designer di vasetti double face, pipi-pupu. E da quello altrettanto siderale per il licenziamento di Ciccio. Il cui sfarzoso addio ai colleghi, quasi convinti che l’uomo fosse lieto dell’evento come nessuno mai al mondo, fu seguito da una profonda quanto costosa depressione.
  E dunque, ecco i conti dei farmaci, nell’epoca in cui la psicoterapia sembrava essere stata rimpiazzata dalla chimica sintetica. Cioè prima che una generazione di ingegneri, filosofi e d esperti di marketing orientali portasse alla ribalta il ruolo degli sciamani nella cura dei diffusi disturbi di personalità dell’uomo occidentale.
  Una furtiva lacrima accompagnò la scoperta delle spese, documentate con certosina precisione, delle sue incursioni in MegaStore Virgin, messaggerie Musicali, Fnac, Feltrinelli e supermarket vari della cultura. Quella cultura che non l’aveva curato, anzi. Di fronte a quella sterminata serie di scaffali si sentiva spesso frustrato come una casalinga alle prese con un reparto di saponi. Ne prendi uno, due, ma tutti gli altri, devi lasciarli lì. E poi, questo sentimento di condanna di chi sa che non ce la farà mai a seguire con la necessaria attenzione e frequenza tanta produzione di idee.
  E infine, il cruccio di chi avrebbe voluto scegliere la via pur lastricata di pene della vita artistica, senza però avere sufficiente stima in sé e nelle proprie capacità, ma abbastanza spocchia e masochismo da soffrire vedendo le opere altrui e rimpiangendo le proprie, mai compiute.
  E poi, gli vennero sotto gli occhi questi ultimi scontrini raccolti di recente, in carta d’alga riciclata. Ecco lì la ricevuta di quella polverina dal sapore delle vecchie barrette di Mars, che però lo facevano scoreggiare penosamente se ne sniffava troppa. Ecco la prova d’acquisto del ferro per stirare le giubbettine degli sgraziati pechinesi che i  facoltosi cinesi portavano in braccio per le vie della città. Era stato un investimento costoso, ma lungimirante, dato che a lui ora si rivolgevano tutti i padroni di cani della piazza, lasciando talvolta qualche generosa mancia.
  Ciccio si sentì d’improvviso stanco. Il buio fuori, aumentava il freddo. Allora accese la radio. A quell’ora era tutto un risuonare di piacevoli chiacchiere, e gli sembrava di avere ospiti. E poi, aveva sempre avuto paura di addormentarsi da solo. Riempì di nuovo il sacchetto degli scontrini, pensando che avrebbero comunque tenuto un po’ di caldo, e si andò a stendere a letto, a contare le pecore Dolly.




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29 settembre 2003
APPELLO: STORIE DI BLACKOUTERS

 Credo che sarebbe bello (bello? facciamo interessante) raccogliere le voci e le storie del blackout di ieri, poche righe per raccontare dove eravamo quando è accaduto oppure quando ce ne siamo accorti, o una storia curiosa. Che ne pensate?
    Alle 3.20 circa di domenica Napa e io eravamo sotto i portici di piazza Vittorio, a Roma, vicino a casa nostra, dopo essere stati a ballare nell'atrio della stazione Termini (l'unico posto in cui siamo riusciti a entrare durante la nostra peregrinazione di gruppo per la Notte Bianca, oltre all'Acquario).
   Abbiamo pensato al solito blackout di quartiere - pioveva poco, però - e con qualche difficoltà, per fortuna abitiamo al primo piano, siamo rientrati a casa. Non potevamo prendere la torcia elettrica, perché in stanza dormiva una nostra ospite, allora abbiamo acceso un paio di candele. Alle 10, quando mi sono svegliato, ho capito che la luce non era tornata, e ho chiamato mia madre, che si alza presto e sente il GR regionale. Ho scoperto così che eravamo in buona compagnia.




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4 settembre 2003
CLASSIFICHE: DOVE LEGGO COSA

    Leggere è l'attività favorita di tre quarti dei passeggeri che prendono il treno o la linea metropolitana RER nell'Ile-de-France, la regione di Parigi (Anche se poi il 44% dei passeggeri - secondo un sondaggio CSA pubblicato ieri - dicono che il loro passatempo preferito è guardare dal finestrino e il 28% osservano gli altri viaggiatori).
   Dove preferite leggere, o dove vi ritrovate a leggere libri? Se dovessi fare una classifica - è una malattia - io direi: 1. in bagno, 2. a letto, 3. in treno, in metro o in aereo , 4. in spiaggia, 5. a casa quando capita, 6. facendo una fila in qualche ufficio pubblico (per esempio: quand'ero giovane, e tutti mi scherzavano..., in interminabili file alla segreteria di Facoltà). Sempre parlando di LIBRI e di autori, il post sulla sporca decina di scrittori preferiti è sempre lì, e ora i più citati sono Carver, Mishima, Salinger, Marquez, Pennac, Auster, Salinger ed Hesse

    "Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira" (Il giovane Holden, citato da Nonsolorossi)




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2 settembre 2003
GIOCHINO: QUELLA SPORCA DECINA DI SCRITTORI PREFERITI

Scrutando nelle vostre librerie, o nei vostri ricordi, quali sono i vostri 10 (ma anche 8, 9, anche 12) scrittori preferiti? E per cosa? Mi é difficile fare una classifica à la Hornby, nel senso che non potrei dire che uno mi piace assolutamente più dell'altro. Magari mi piacciono in un modo diverso. I numeri aiutano ma non fanno una priorità, eccezione fatta forse per Dick.. Ecco i miei 10, con una piccola aggiunta (devo ringraziare Nonsolorossi per avermi fatto venire in mente il giochino interattivo).





  1. PHILIP K. DICK


  2. JEAN-PATRICK MANCHETTE


  3. SANDRA SCOPPETTONE (almeno per la serie di Lauren Laurano)


  4. CARLO LUCARELLI (anche se pensavo di no)


  5. PACO IGNACIO TAIBO II


  6. MANUEL VAZQUEZ MONTALBAN


  7. JEROME CHARYN


  8. DANIEL PENNAC


  9. WILLIAM GIBSON & BRUCE STERLING (per la visione del futuro)


  10. ERIC HOBSBAWM (per come scrive i libri di storia)


Con una menzione speciale per:





  1. ZADIE SMITH (Denti bianchi)


  2. TONINO BENACQUISTA (Saga)


  3. JONATHAN FRANZEN (Le correzioni)


  4. RAYMOND CARVER (Cathedral)



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1 settembre 2003
"SONO VEGETARIANO": UN BUON ARGOMENTO DI DISCUSSIONE A TAVOLA

Essere vegetariani è un ottimo argomento, per fare conoscenza a tavola. Soprattutto alle cerimonie, pranzi di nozze, battesimi, comunioni, etc. etc. Gli altri aspettano con ansia l'antipasto, e quando arriva la salumeria cominciano a notare che nel tuo piatto non c'è niente. Però, nessuno parla ancora. E' solo un primo riflesso, un sopracciglio che si solleva quasi spontaneamente. Magari ti stai tenendo leggero per i primi e i secondi.
   Poi arrivano le fettuccine mari & monti, e tu passi oltre con un "no, grazie" detto abbastanza piano per sembrare educato e abbastanza forte per farlo arrivare nei piatti degli altri. Allora il cameriere si avvicina e chiede se c'è qualche problema. Nessun problema, è solo che sei vegetariano. Il cameriere si gratta la testa e ti chiede di aspettare un momento. Nel frattempo gli altri ti fissano, è più forte di loro, solo che ancora nessuno ha preso l'iniziativa di parlare.
   Quando il cameriere torna, ti chiede se non mangi neanche il pesce, e tu dici che no, non mangi neanche il pesce. Peccato, perché negli altri piatti c'è sempre un po' di carne o di pesce, sa. Però, le possiamo fare un bel piatto di sottaceti e di "crudità". E magari due uova fritte. Le mangia le uova fritte, sì?
   Nel frattempo il cameriere sta pensando: ma non potevi avvisare prima? Oppure: ma che ci sei venuto a fare, ché a noi crei solo problemi e tu non mangi niente? Vanno benissimo i sottaceto e le "crudità", rispondi tu, con espressione amabile. E' il segnale che gli altri aspettavano.
   "Sei vegetariano?", chiede il primo, non del tutto sicuro di avere sentito bene, mentre con la forchetta tortura le ultime fettuccine rimaste nel piatto. Tu rispondi di sì, e attendi che qualcuno prema il prossimo pulsante. "Ma i vegetariani mangiano anche il formaggio e le uova?".
  
Allora, qualcuno che ne sa un po' di più interviene per dire che è un'altra cosa, che quelli sono vegetaliani, con la elle, non con la erre, o vegani, e tu dici di nuovo sì, precisi meglio il concetto. Chi non è ancora intervenuto, e ti guarda con un'espressione incerta, perché non è sicuro di aver capito bene e comunque vorrebbe prenderti in castagna, ti chiede alllora perché lo fai: non ti piace la carne? Perché c'è gente a cui non piace la carne, no? Capita. Quasi un incidente statistico, si direbbe, come quelli a cui non piace il vino. Oppure ti fa male? Figurarsi, c'è chi non può bere il latte, sennò sta male. Mia cugina per esempio... Oppure stai facendo una dieta particolare?
   Rispondendo che non vuoi uccidere gli animali, crei subito qualche divisione nell'altro campo. C'è chi annuisce, chi capisce e non discute, perché pensa che se gli mettessero una pistola in mano e Bambi di fronte, dicendo: toh, sbrigatela da solo se vuoi una bistecca, probabilmente preferirebbe mangiare fette biscottate. C'è chi dice: hai ragione, hai ragione, ma la carne è troppo buona, non so se potrò mai diventare vegetariano, ci ho pensato troppe volte. C'è chi fa un passo in più, e confessa che la carne la mangia pochissimo, e che comunque non la cucina quasi mai. C'è chi schifa la carne, ma il pesce no, il pesce è troppo buono.
   Poi c'è l'antagonista, quello che non ha ancora detto niente ma si riserva la stoccata più pericolosa. Non vuoi uccidere essere viventi?, chiede. Esatto, rispondi tu, e già sai che sta per colpirti al cuore. Be', anche le piante sono esseri viventi. Voi vegetariani siete ingiusti: perché non mangiate la mucca e invece la lattuga sì? Anche la lattuga è vivente, e mica vuole morire. Solo che non la sentite piangere. Vi pare bello?




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28 agosto 2003
CIBO PER LA MENTE, SPAZZATURA INTELLETTUALE
In quella famiglia erano così intellettuali, ma così intellettuali, così affamati di libri, così presi dai volumi, che l'immondizia si raccoglieva solo ed esclusivamente nelle buste della Feltrinelli.



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21 agosto 2003
AUTOBIOGRAFIA & BLOGGING

Perché si fa un blog? Per vanità, certo, per esibizionismo. Perché si ha qualcosa da comunicare, magari. Perché si vuole affermare la propria esistenza, soprattutto. Io esisto, anche se sul web, dove le tracce possono essere labili. Quanto c'entra però, se c'entra, il blogging con la diaristica, con l'autobiografia?
Ci ho pensato leggendo la tesi di dottorato - ancora non completa - di una mia amica. Tesi che s'intitola A Frozen Identity: Life Writing by Leftist Militants of the Armed Struggle in Italy (Un'identità congelata: la biografia dei militanti di sinistra della lotta armata in Italia e qui scatta il collegamento con i due post precedenti).
Nel testo c'è un passaggio dedicato proprio alla questione dell'autobiografia, della memorialistica, in Italia. Anzi, alla scarsità di autobiografie. E' la citazione di una citazione, ma è comunque interessante, mi pare.

"Nella rubrica settimanale "Vizi & Virtù", che tiene sul Venerdì di Repubblica, in un articolo intitolato "Perché abbiamo poca memoria" Piero Ottone si interroga sui motivi per i quali in Italia si scrivano poche autobiografie e in particolare manchi una tradizione memorialistica delle classi dirigenti, di chi governa le sorti del Paese.
Le motivazioni che Ottone enumera sono principalmente tre: per scrivere le proprie memorie bisogna anzitutto essere a riposo, mentre in Italia i personaggi che "fanno la storia", più che altro politici e imprenditori non vanno mai in pensione, non si ritirano mai.
La seconda è più maliziosa: i politici e i grandi imprenditori italiani non scrivono autobiografie perché hanno molto da nascondere e preferiscono "lavare i panni sporchi in famiglia". A questa affermazione Ottone però contrappone il fatto che anche in alti Paesi dove il genere autobiografico è ben solido e supportato da un pubblico vasto e fedele (tipicamente nei Paesi anglosassoni) sicuramente governanti e uomini d’affari avranno magagne più o meno gravi da nascondere, non per questo nessuno si racconta.
La terza spiegazione è di tipo cultural-religioso, ovvero per scrivere le proprie memorie bisogna essere protestanti e non cattolici:
"I protestanti assumono la responsabilità delle loro azioni, ne parlano in piazza; i cattolici preferiscono mormorare nel segreto della confessione, inginocchiati davanti al padre confessore di cui neanche vedono il volto: gli uni cercano l’espiazione, gli altri il perdono.
Quali che ne siano le cause e le motivazioni, lamenta il giornalista, le conseguenze che ne derivano sono "un grave impoverimento della nostra vita culturale, della nostra identità nazionale".
Non possiamo comprendere ciò che oggi siamo, come popolo, come nazione, se non conosciamo bene, intimamente, i personaggi che hanno partecipato agli avvenimenti principali della nostra storia.




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20 agosto 2003
INTERVISTA A UN UOMO CHE FU PERICOLOSO /2

Ecco la seconda parte. In tempi di discussione su Sofri (a proposito, oggi Ciampi ha ribadito che non può firmare la grazie se nessuno gli sottopone un testo), Fioravanti e Mambro, vi propongo una lunga intervista del 1999, mai pubblicata prima, a Cesare Battisti, scrittore, ex militante della lotta armata, da anni esule in Francia.
Battisti è nato nel 1954 a Latina. Negli anni 70 ha fatto parte dei Proletari armati per il comunismo. Nel 1981 è evaso dal carcere in cui era detenuto, durante un assalto dei suoi compagni. Condannato all’ergastolo, risiede oggi a Parigi, dopo aver vissuto in Messico. Il suo ultimo libro (al 50% autobiografico, come dice lui stesso), s’intitola "Le Cargo Sentimental".
Su di lui il regista francese Pierre-André Sauvageot ha appena girato un film-documentario, "Cesare Battisti, Résistances" che sarà presentato per la prima volta (in Francia) il 30 settembre. 


In Francia, ma anche tra le nuove leve italiane, molti degli scrittori noir di maggior successo vengono da un ambiente di estrema sinistra. Il caso tipico è quello di Raynal, l’attuale direttore della Sèrie Noire. É solo un caso?
Raynal, che ha ridato vita al genere noir in Francia, viene dall’estrema sinistra e chiaramente si è portato dietro un sacco di gente, alla Gallimard. Ma è vero che in generale molti scrittori di noir vengono dall’estrema sinistra. É il caso di alcuni americani, ex militanti del Pc (che negli Usa era quasi come essere un ex clandestino delle Br in Italia...). In Francia penso a (Jean-Patrick) Manchette, uno che ha aperto la strada, o a Didier Daeninckx, uno scrittore tutt’ora molto impegnato.


Come dire: un modo di trasferire la lotta tra il Bene il Male, tra il comunismo e il capitalismo, dalla politica alla letteratura poliziesca?
Alcuni scrittori della mia generazione, hanno visto che si può fare intervento politico, perché no, anche attraverso il romanzo nero. Alcuni argomenti, alcuni temi trattati nei noir sono davvero da saggio politico, o sociale. Però, mentre i documenti e i saggi non hanno un gran mercato, il romanzo nero è una lettura molto più popolare, costa poco. E poi, è vero che c’è un transfert dalla militanza attiva di un’epoca a un altro tipo di militanza, oggi. Io però non mi riconosco in questo passaggio, perché non pretendo di fare politica attraverso i miei romanzi. Dico solo che c’è una certa generazione che ha vissuto la fine degli anni 60 e gli anni 70, persone che si sono fatti un’esperienza e che la raccontano, semplicemente.


E qui torniamo a "L’ultimo sparo", un libro dal finale abbastanza amaro...
Sì, perché finisce con la sconfitta degli anni 70.


Una sconfitta generata da un inganno, almeno a leggere il libro. L’inganno di passare attraverso la lotta armata come se fosse una scorciatoia politica. É così?
Alzare il livello di scontro al punto di prendere le armi è stato un errore enorme. É stata una provocazione, e tutti ci sono caduti dentro, con un grande errore da parte delle Brigate Rosse - che non avevano niente a che fare con il movimento, intendo con il movimento spontaneo, l'Autonomia, i gruppi... - con il sequestro e soprattutto l'uccisione di Moro. Quando arrivò l'annuncio della sua morte tutti noi pensammo a un'altra provocazione, dopo l'episodio del Lago della Duchessa. Negli ambienti dell'estrema sinistra, nessuno ci credeva. Tutti quanti stavamo aspettando Moro libero, che sarebbe stato una mina vagante... E invece lo hanno ammazzato. É stato un errore enorme. Comunque, quello di Moro è stato un dettaglio importantissimo, ma resta un dettaglio, in tutta la storia. Tirare colpo su colpo, rispondere a tutte le provocazioni, arrivare allo scontro quando si sapeva benissimo che eravamo perdenti - nessuno negli ambienti che frequentavo io pensava di andare a occupare il Palazzo. Le Brigate Rosse sì, ma noi le prendevamo per il culo, le Br.


Non è strano cominciare una guerra, o una guerriglia, già sapendo di perderla?
Nella seconda metà degli anni 70, in effetti, c'erano degli spazi di contropotere incredibili. Il movimento era una massa enorme. Si riusciva a occupare e ad autogestire ospedali, fabbriche enormi, università. Era un contropotere reale. La violenza era una cosa necessaria solo di tanto. Ma non è stato il movimento a cominciare con i morti, è stato lo Stato. L'errore è stato rispondere.

Prima di essere arrestato, nel '79, io e tutto il mio gruppo avevamo già detto basta. Noi eravamo molto critici nei confronti delle Br, perché vivevano in clandestinità, non stavano in mezzo al movimento, alla gente, nei centri sociali. Poi c'è stata l'impennata della lotta armata, la repressione si è fatta forte. Il Partito comunista, che sapeva bene come colpire perchè i suoi quadri venivano dalla Resistenza, e sapeva anche che non esistevano i grandi capi, ci ha tolto l'acqua. Eravamo sempre più numerosi, ma sempre più isolati, più clandestini.


Nel libro, il rapporto conflittuale con le Br emerge molto chiaramente. Prima lei diceva: nella lotta armata non c'erano i grandi capi, i grandi vecchi. Però sembra esserci anche un lato oscuro su cui non si è mai indagato a fondo, sui rapporti tra Br e certi settori dello Stato, servizi segreti. É solo dietrologia?
Se ancora oggi, per non guardare in faccia alla realtà, si vuole continuare a parlare di complotti e teorie della cospirazione, a me fa ridere. Con tutti i pentiti che ci sono stati, se ne sa quasi più di quello che è veramente successo. Se ci fossero stati dei contatti, delle manipolazioni da parte dei servizi segreti sia italiani che stranieri, sarebbe venuto fuori. Pare che ci sia stato un tentativo da parte di Israele di prendere contatto con le Br per un un obiettivo di destabilizzazione italiana che poteva essere loro utile nei rapporti con gli Usa, ma le Br rifiutarono, così ha detto un pentito importante.

Perché non si vuole voltare pagina in Italia? Perché non si possono permettere che salti fuori tutto.


Allora i complotti e i lati oscuri esistono…
Sì, ma da parte dello Stato. Per le stragi, ad esempio, c'è qualcuno in galera, a parte due deficienti di fascisti (Fioravanti e Mambro, ndr) che secondo me sono anche innocenti? Per voltare la pagina c'è bisogno che venga tutto fuori. Poi magari si può parlare di amnistia. Ma loro non vogliono che salti tutti fuori. Secondo me c'è ancora un sacco di gente che ha ancora posti chiave nel potere, e che quindi non può scoprirsi. Non c'è un processo che vada in porta, uno scandalo che non venga soffocato...


L'Italia fornirebbe un bel po' di materia per uno scrittore di noir, insomma.
Fellini l'aveva detto: "è scandaloso che un paese come l'Italia, che è un paese nero, che è una sorgente per il romanzo noir, non abbia scrittori di gialli di un certo calibro". Adesso però c'è una nuova leva di scrittori che stanno venendo fuori. Anche prima c'era gente che sapeva scrivere, ma non riuscivano a venir fuori perché il mondo editoriale italiano è sempre stato fatto di clan, di baroni, di culi di pietra che nessuno riusciva a spostare.


Saranno gli scrittori di noir della nuova generazione a indagare sui misteri d'Italia?
Io non credo che esista una missione, nel romanzo nero. Però se può servire a smuovere qualcosa, arrivare a dire qualcosa a qualcuno che altrimenti non leggerebbe mai un documento... ma da lì a dire che il romanzo nero possa avere un ruolo importante, non ci credo. Io, per esempio, quando ho scritto "L'ultimo sparo" avevo già voltato pagina, pensavo di scrivere solo per me. Non so e non mi interessa se l'Italia lo farà, se volterà pagina. Non rientrei neanche se dovessi avere l'amnistia, al massimo verrei in vacanza.
Invece, man mano che scrivevo, mi sono accorto che non stavo scrivendo solo per me. Attaccare i comportamenti dei compagni, i miei, mi è servito anche a prendere le distanze, a far capire al lettore che non avevo qualcosa da difendere. Invece, quando il romanzo è uscito in Italia, mi sono accorto che c'erano state un bel po' di reazioni. Allora mi sono detto: chissà che quello che ho scritto non faccia riflettere qualcuno, chissà che qualcuno non dica: forse è arrivato il momento di parlare tranquillamente di quest'argomento, della lotta armata.


Ha intenzione di scrivere ancora sulla lotta armata, un altro romanzo o magari un saggio?
No, per me è un capitolo chiuso (in realtà, "Le Cargo Sentimental" parla di quell’esperienza. Ma lo scriviamo col senno di poi, ndr). Eppoi, non partecipo mai a nessuna iniziativa, qui a Parigi, con gli altri fuoriusciti (nenahche questo è più totalmente vero, da quando si è cominciato a temere che la Francia voglia consegnare all’Italia i rifugiati politici, ndr). Non ho niente da dire, non frequento nessuno. Con i dieci anni passati in Messico ho spazzato via tutto. Il Messico è lontano, è proprio un'altra cosa. É grazie a tutto ciò che sono riuscito a venir fuori da questo circolo vizioso del reduce della lotta armata, del rifugiato, che poi è un'altra forma di prigione. Una cosa che mi ha impressionato moltissimo, tornando in Francia dopo dieci anni, è stata quella di ritrovare dei compagni che parlavano e si comportavano come se non fosse passato neanche un giorno. Soffrivano e soffrono ancora come cani, perché non hanno mai superato quello è successo in Italia. Anche perché la Francia è troppo vicina, certi contatti non si perdono.


In Italia, gli ex terroristi che scrivo libri o memorie, o che tornano sulla scena pubblica, suscitano generalmente un certo fastidio, anche in una certa opinione pubblica di sinistra. Lei è un romanziere: non si sente considerato nello stesso modo?
No, mi è capitato solo di leggere qualche reazione risentita sui giornali italiani all'uscita del mio romanzo. Sia da un lato che dall'altro, la storia di quegli anni è sempre stata raccontata in modo disonesto, per interessi diversi ed opposti. Dunque posso capire questo fastidio. Posso capire che i familiari di una vittima dell'altra parte possano ancora oggi gridare: al rogo. Anche se poi bisognerebbe spiegargli, per esempio, che un ufficiale dei carabinieri aveva una pistola e la usava. Ma chiedere a un familiare di capire questo, non è facile.

(Sull’amnistia) Alcuni parlamentari dicono: qui non si può fare niente perché sennò c'é subito un'alzata di scudi dell'associazione delle vittime. Secondo me non è così…. Togliatti non si è fatto nessun problema quando ha dato l'amnistia ai fascisti dopo la guerra. Di scudi se ne sono levati, eppure l'amnistia c'è stata lo stesso.


Non le pare un po' azzardato il paragone con Togliatti, con i terroristi di sinistra nella parte dei fascisti?
Magari così, fuori contesto, quello che ho detto può essere male interpretato. Quello che voglio dire è che Togliatti è stato lungimirante: è finita una guerra, i fucilieri tornano a casa, si gira la pagina e finisce. Cosa che oggi in Italia non si vuole fare semplicemente perché non si considera che negli anni 70 c'è stata una guerra. I morti ci sono stati. Saranno morti d'infarto, non so.




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20 agosto 2003
INTERVISTA A UN UOMO CHE FU PERICOLOSO /1

In tempi di discussione su Sofri (a proposito, oggi Ciampi ha ribadito che non può firmare la grazie se nessuno gli sottopone un testo), Fioravanti e Mambro, vi propongo una lunga intervista del 1999, mai pubblicata prima, a Cesare Battisti, scrittore, ex militante della lotta armata, da anni esule in Francia.
Battisti è nato nel 1954 a Latina. Negli anni 70 ha fatto parte dei Proletari armati per il comunismo. Nel 1981 è evaso dal carcere in cui era detenuto, durante un assalto dei suoi compagni. Condannato all’ergastolo, risiede oggi a Parigi, dopo aver vissuto in Messico. Il suo ultimo libro (al 50% autobiografico, come dice lui stesso), s’intitola Le Cargo Sentimental.
Su di lui il regista francese Pierre-André Sauvageot ha appena girato un film-documentario, Cesare Battisti, Résistances che sarà presentato per la prima volta (in Francia) il 30 settembre.
L’intervista è lunga e spazia su molti temi, dalla letteratura alla lotta armata all’amnistia, dunque la dividerò in più parti.



Il suo primo romanzo, "Travestito da uomo", è uscito in Italia nel ‘92. Qual è la storia di questo libro?
L’ho cominciato in Messico, e l’ho scritto in spagnolo. L’ho finito in prigione in Francia, dove sono rimasto cinque mesi, in attesa del processo per l’estradizione. Poi, attraverso un amico il manoscritto è arrivato a Bernardi (l’editore della Granata Press di Torino), che ha accettato di pubblicarlo. Alla Gallimard (la casa editrice che ha pubblicato il libro in Francia), invece, è arrivato per caso. A inviarlo è stato un altro rifugiato che ha letto il manoscritto e mi ha detto: Questo andrebbe bene per la Sèrie Noire. Figurati, gli ho risposto. Poi, invece, mi è arrivata una lettera della Gallimard...


In Italia aveva mai scritto niente?
Le solite cose, qualche racconto. Da ragazzino avevo questa cosa in testa, mi sarebbe piaciuto scrivere. Però poi con la politica, i casini e tutto il resto mi ero ridotto a scrivere qualche stronzatina politica, cose spesso ignobili. A scrivere sul serio, ho cominciato in Messico, scrivevo articoli e recensioni su avvenimenti culturali. Pian piano ho cominciato a fare dei reportage, e nei reportage ci sono un po’ tutti i generi letterari… Per me scrivere era già una malattia, perché in Messico vivevo di questo, di inchieste, di articoli. Poi sono arrivato qui, e non potevo più scrivere per i giornali perché non conoscevo abbastanza il francese.

In Messico ero in uno stato di semiclandestinità, scrivevo sotto pseudonimo, quello di un mio compagno di classe alle elementari, ma ero protetto dal governo sandinista del Nicaragua. Se fosse successo qualcosa, se l’Italia avesse presentato la domanda di estradizione, dal Messico mi avrebbero mandato in Nicaragua. Poi invece il governo sandinista è caduto, e in Francia stava per cadere il governo socialista. Allora, mi sono detto che bisognava tornare in Europa, e subito. Infine, ero anche stufo, volevo riprendere la mia vera identità.


Dei suoi libri, lei dice che non sono esattamente dei noir. Che significa?
Quando scrivo qualcosa non penso a un romanzo noir, d’avventura o che altro. Scrivo e basta. E poi, qui in Francia, dagli editori ai critici, tutti dicono che non sono uno scrittore noir, semmai al limite, e che qualche volta si vede che faccio uno sforzo per entrare nell’intrigo del noir. Secondo alcuni, ciò toglierebbe qualità ai romanzi.


Per lei dunque il noir è quasi un pretesto...
Forse sì, a un certo punto forzo un po’ l’intrigo.


Invece nel suo ultimo libro (ndr: all’epoca), "L’ultimo sparo", l’impressione è che lo stile sia molto noir, e anche molto classico.
Credo proprio di sì, perché lì il noir mi serviva come pretesto psicologico. Ero un pò stufo di leggere le solite cose sugli anni della lotta armata , piene di retorica, di pippotti ideologici. A me, invece, serviva prendere le distanze. E lo stile della narrativa nera era proprio quello che ci voleva, anche per dargli ritmo. Volevo scrivere un romanzo, parlare al lettore qualunque, non ai soliti. Volevo solo dare la possibilità a chiunque di leggere una specie di resoconto di quegli anni lì, senza suggerimenti.


Quanto veramente di autobiografico c’è nel libro? Il protagonista è una specie di piccolo delinquente politicizzato...
Diciamo che il protagonista è uno che è stato allevato già nella politica del Pci, che ne aveva piene le palle, che si era tirato fuori e che si era messo a fare bordelli. Poi, per caso, si ritrova dentro i gruppi estremistici e la lotta armata.


In realtà, però, nella sua vera storia, tutto ciò non è accaduto esattamente per caso...
No. Nel libro si parla di un incontro casuale in prigione con un tizio, e per quanto mi riguarda c’è del vero. Ma il mio ingresso nella lotta armata non è accaduto per caso, no.


Nel libro si parla anche di una catenina con una falce e martello che il protagonista porta al collo da quando era bambino.
Chissà dov’è finita quella catenina! Mio fratello era segretario di federazione del Pci a Latina, e quello era stato un regalo di un suo amico, quando avevo dodici o tredici anni. A quell’epoca mi portavano già alle manifestazioni, ai presìdi davanti alle fabbriche.


In una città tradizionalmente di destra come Latina?
A Latina la presenza della destra, e dell’estrema destra, è sempre stata forte. Proprio per questo il Pci era abbastanza attivo, per reazione. Certo, non avrebbero mai permesso che uno andasse in piazza a spaccare la testa ai fascisti, come ho fatto io. Per mio fratello, ad esempio, ero un delinquente, mica un compagno.


Nel noir, di solito ci sono i buoni e i cattivi, anche se la linea di confine tra il bene e il male può essere molto labile. I suoi personaggi dove si situano? Lei in un poliziesco classico sarebbe stato un cattivo, il terrorista cattivo...
Quello che io cerco sempre di dimostrare, anche ne ‘L’ultimo sparo’, è che i buoni e i cattivi non esistono, e che sono le circostanze che li creano. Ognuno reagisce in un certo modo secondo le circostanze. Nei miei romanzi il protagonista è uno capace di tutto. Compie atti generosissimi, però è cinico e può essere anche molto cattivo. I miei generalmente sono personaggi che negano di avere una morale, però poi alla fine ce l’hanno, anche se non la conoscono fino in fondo. Ecco, lì c’è il mio vissuto: chi meglio di me può sapere che si può fare davvero tutto e il contrario di tutto secondo i momenti, secondo la situazione. E poi, a me non piace questa storia dell’eroe, con ogni suo gesto teso comunque verso il bene. Sono cazzate. Di un libro così, leggerei solo venti pagine. Dopo Hammet e Chandler queste cose non tengono più. Prendiamo per esempio un mio amico Jean-Claude Izzo, con l’eroe dei suoi libri, Montale. I libri di Izzo sono scritti molto bene, lui è davvero il Montalban francese, ma a me raccontare storie così non interessa. Chiaramente questo limita un po’ anche il mio pubblico, perché con i miei protagonisti è difficile identificarsi, proprio perché non vogliamo riconoscere in noi stessi certe debolezze.



[CONTINUA]




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